Presentata l’indagine “Una professione dai molti percorsi”, uno studio sulle caratteristiche della categoria e sulle prospettive professionali dei laureati in agraria, in scienze forestali e delle facoltà affini fino alle realtà dei professionisti.
Giovani, preparati e occupati
I futuri laureati scelgono percorsi di studio interdisciplinari, con competenze solide e soddisfacenti, già pronti ad affrontare un percorso professionale lungo il corso della vita che sarà ibrido, mutevole, flessibile.
Una forte motivazione valoriale guida la scelta dele corso di laurea e della professione, spinti precipuamente dalla passione per la natura e per l’ambiente, dalla consapevolezza dell’importanza della produzione di alimenti e dall’interesse per la sostenibilità ambientale, per la mitigazione del cambiamento climatico e per lo sviluppo sostenibile.
La componente femminile è in aumento, sia a livello ordinistico che tra le iscritte ai corsi universitari, il che porterà in un prossimo futuro alla sostanziale parità di genere nel ricambio delle professioni connesse con il sistema agroalimentare.
Altrettanto si può dire della componente giovanile nella fascia under 35, che oggi supera il 14% degli iscritti all’Ordine, in crescita rispetto al 2016.
Dal punto di vista occupazionale, i giovani che trovano rapidamente lavoro, lo mantengono con continuità e da esso ottengono una buona remunerazione, il che sottolinea come la richiesta delle competenze dei dottori agronomi e dottori forestali sia decisamente ampia rispetto all’offerta.
Andrea Sonnino, Presidente FIDAF –“Il rapporto costituisce non soltanto una ricognizione settoriale, ma un utile strumento di orientamento per chi è chiamato a definire politiche coerenti con la crescente centralità del sapere tecnico-professionale agrario e forestale nelle transizioni ambientali, tecnologiche e sociali in corso. Dovendo fare sintesi e tradurre queste riflessioni in linee operative, il quadro delineato prospetta uno scenario ad elevato potenziale di crescita professionale.”
Mauro Uniformi, Presidente CONAF – “Il sistema delle professioni agrarie e forestali è oggi molto più ampio, differenziato e dinamico di quanto non restituiscano le rappresentazioni tradizionali. Le professioni agrarie e forestali non possono più essere considerate solo come sbocco specialistico di settore, ma devono diventare leva di interesse generale, in quanto sono – e lo saranno sempre più – professioni già immerse nei processi di trasformazione che segneranno il prossimo futuro del Paese e dell’Unione europea.”
L’evoluzione delle immatricolazioni: vince l’interdisciplinarietà
Secondo i dati MUR, tra il 2010 e il 2024 i laureati nei corsi di laurea magistrali considerati nell’indagine sono cresciuti del 63,2% e i laureati triennali del 44,7%.
L’evoluzione delle iscrizioni mostra la contrazione nei percorsi più tradizionali (es. L-25, Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali), a fronte della crescita di quelli più interdisciplinari. In particolare, concorrono alla crescita soprattutto i nuovi iscritti a “Scienze e tecnologie alimentari” (+512 unità), a “Scienze per la cooperazione allo sviluppo” (+447) e a “Scienze e tecnologie agrarie” (+400).
ANALISI – “Le nuove generazioni di studenti vedono nell’interdisciplinarità della professione un valore aggiunto. L’attenta lettura dei numeri rivela il progressivo riequilibrio nella composizione dell’offerta formativa, con una marcata espansione dei corsi afferenti ad ambiti più recenti e interdisciplinari, a fronte di un ridimensionamento relativo dei percorsi più tradizionali.”
30 percorsi, un’unica professione
In questi anni, il settore è evoluto radicalmente, tra frammentazione del percorso universitario, apertura di nuovi sbocchi professionali, impatto delle nuove tecnologie, il bisogno di nuovi profili tecnico-specialistici.
Ad oggi, gli articolati curricula previsti dai vari corsi di studio universitari in scienze agrarie, forestali, agro-ambientali e agro-alimentari (si pensi che sono oltre 30 i percorsi possono dare accesso all’esame di Stato per diventare Dottore Agronomo o Dottore Forestale) offrono formazione per un ventaglio di competenze che spazia dalla biologia alla meccanica, dalle materie economiche alla tecnologia, dalla scienza delle costruzioni alla chimica. Studi che aprono prospettive a possibili collocazioni professionali molto diversificate, non più limitate alla direzione di aziende agrarie e alla consulenza tecnica e gestionale, ma comprendono il sistema finanziario ed assicurativo, gli enti di certificazione e gestione della qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e sostenibilità, le società di raccolta, sistematizzazione e interpretazione di dati satellitari, per citarne solo alcuni. Inoltre, alle professionalità dedicate ai tradizionali settori delle coltivazioni erbacee ed arboree, degli allevamenti di animali in produzione zootecnica e della gestione del patrimonio forestale, si sono aggiunte professionalità legate alla chiusura delle catene di valore – dalla trasformazione alimentare alla grande distribuzione organizzata, alla cura, trasformazione e evoluzione del paesaggio e al connubio produzione agricola e energia, ed alla multifunzionalità dell’agricoltura, come l’agriturismo ed il turismo eno-gastronomico.
ANALISI – “Il quadro che emerge è quello di una figura professionale moderna e attraente, ma che necessita di una riflessione da parte dei diversi attori coinvolti per adattare la risposta del sistema alle mutate esigenze del mercato e del Paese, a partire dalla formazione di base durante il percorso universitario per arrivare alla formazione continua richiesta lungo l’arco della vita professionale.”
Gli sbocchi professionali
Un dato che questa rilevazione conferma è che chi sceglie una delle facoltà abilitanti per l’accesso alla professione ha davanti a sé valide prospettive occupazionali, sia per la rapidità di ingresso nel mondo del lavoro, sia per la stabilità e per la continuità di occupazione, così come per le condizioni reddituali medie.
E, anche se è un dato spesso trascurato nelle rilevazioni quantitative, nella soddisfazione dello svolgere la professione: il 70,0% tra i liberi professionisti, il 64,9% tra i dipendenti e il 67,7% tra chi combina lavoro dipendente e attività libero-professionale attribuiscono un punteggio pari a 4,5, su una scala di soddisfazione che arriva a 5.
L’indagine registra un dato eclatante, in un periodo economicamente instabile e in un Paese che segna spesso il passo negli indici occupazionali: oltre il 90% degli intervistati è occupato. A questo risultato – estremamente positivo – si associa il fatto che il 60% dei rispondenti trova occupazione entro sei mesi dal conseguimento del titolo di laurea e che questa occupazione è stabile nel tempo: il 70% dei dipendenti e l’80% dei liberi professionisti intervistati dichiara di svolgere lo stesso lavoro da oltre cinque anni.
Inoltre, nel periodo 2015-2023, arco temporale comprendente il biennio di Covid, è stato registrato un aumento del reddito del 24,5%.
ANALISI – “Senza dubbio sono un punto di forza i tanti sbocchi professionali, fra loro molto diversificati (agricoltura, ambiente, consulenza, industria, servizi). I settori tradizionali restano importanti, ma ciò che fa guardare con positività al futuro è che le opportunità migliori oggi sono nelle aree ibride tra agricoltura, ambiente e tecnologia.”
Occupabilità della componente femminile
Una riflessione va riservata all’occupabilità della componente femminile. I numeri confermano che sta crescendo in modo consistente sia tra i laureati e che tra gli iscritti all’Ordine, ma il riequilibrio numerico non si traduce ancora pienamente in un’effettiva parità nelle condizioni di lavoro e di reddito.
ANALISI – “Questo aspetto assume rilievo quando si dovranno attuare delle politiche di stimolo delle pari opportunità, di meccanismi di conciliazione tra lavoro e vita personale, nonché dei criteri di accesso e permanenza nelle professioni regolamentate.”
La sfida del Long Life Learning
La vera sfida dei prossimi anni sarà legata alla capacità di accompagnare i professionisti lungo l’intero arco della vita lavorativa.
La formazione universitaria, che deve fornire una base utile e solida su cui fondare l’esperienza professionale, non sarà sufficiente se priva di un aggiornamento continuo. Oggi, i professionisti operano in contesti sempre più esposti a cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato, e l’aggiornamento non può più essere interpretato come mero adempimento formale. Esso si configura, piuttosto, come componente strutturale della professione, unica strada per consentire la mobilità tra ambiti diversi, per consentire l’adattamento a nuove domande sociali e per rafforzare carriere meno lineari di quelle del passato.
ANALISI – “In termini di policy, ciò implica la necessità di considerare la formazione continua come infrastruttura strategica del settore, rafforzando meccanismi di riconoscimento delle competenze, sistemi di aggiornamento qualificato e strumenti di raccordo tra apprendimento, professione e innovazione.”
Lo studio
Questo rapporto, a cura dell’Osservatorio delle libere professioni, nasce dall’esigenza di raccogliere le attuali caratteristiche della categoria dei laureati in agraria ed in scienze forestali, per fare una fotografia della condizione professionale successiva al percorso di laurea.
Una raccolta di dati funzionale a orientare le politiche di ingresso alla professione, alla valorizzazione della categoria e all’indirizzo verso le opportunità professionali che si stanno aprendo.
Lo studio è stato realizzato dalla Conferenza Nazionale per la didattica universitaria di A.G.R.A.R.I.A., il CONAF e la FIDAF, con la collaborazione dell’Osservatorio delle Libere Professioni Il rapporto è frutto della consultazione di dati ottenuti da fonti diverse (MUR, AlmaLaurea, A.G.R.A.R.I.A., CONAF, EPAP), e completati dalle risultanze di un’indagine su di un campione di quasi 1300 rispondenti.